Benvenuti in CinePsyco, uno spazio dedicato al cinema visto da un’angolazione diversa. Non solo recensioni, ma racconti e analisi che cercano di andare oltre la superficie, esplorando i dettagli, i simboli e le emozioni che un film può trasmettere.
Il film qui è il vero protagonista ! Viene visto, analizzato, sognato, amato e coccolato. E’ ogni tanto, come tanti finisce anche sul lettino dello psicologo.
Recensioni e analisi più o meno contorte vi aspettano oltre a vere e proprie sedute di analisi cinematografica, dove ogni film viene messo sotto esame, smontato, interpretato.
L’idea è semplice: unire due passioni, il cinema e la psicologia, per raccontare i personaggi, i simboli e le ossessioni che si nascondono dietro la macchina da presa. Non aspettatevi diagnosi troppo serie (quelle lasciamole agli studi professionali), ma riflessioni semiserie e qualche viaggio oscuro dentro le pellicole che amiamo di più.
La squadra:
Matteo
Sono Matteo, appassionato di cinema da quando Massimo Decimo Meridio era comandante dell’esercito del Nord e generale delle legioni Felix. Si lo so, non è storicamente accurato, ma continua ad essere il mio film preferito.
Ho 27 anni e sono originario di Roma anche se mi sono trasferito anni fà e ora vivo ai confini della penisola.
Scrivo recensioni e analisi con grande foga e mi gaso quando le reputo ben riuscite. Tratto con piacere diversi generi ma ho una passione particolare per il genere horror colpa di Rob Zombie, che mi ha insegnato che a volte il cinema sa essere folle e irresistibile… un po’ come lui.
Scrivo analisi contorte su film tirando in mezzo mitologia, psicologia, religione, per poi alla fine rileggerle tutto soddisfatto e pensare:”probabilmente dovrei farmi vedere io da uno bravo, ma intanto eccoci qui.”
Non prendetemi troppo sul serio: a volte esagero, a volte mi perdo nei meandri di me stesso… ma se siete ancora qui a leggere, probabilmente anche voi non siete messi benissimo !
Ilaria
Sono Ilaria, una studentessa magistrale in Psicologia Clinica e Dinamica con una fissazione (più sana che patologica, promesso) per il modo in cui il cinema racconta la mente umana. Ho 33 anni e sono da sempre affascinata da come una scena, una battuta o uno sguardo possano dire più di mille pagine di teoria psicologica.
Qui provo a fare proprio questo: unire il linguaggio della psiche a quello del grande schermo. Analisi scientifiche sì, ma senza l’aria polverosa dei manuali: preferisco raccontare i concetti attraverso storie, personaggi e dinamiche che tutti conosciamo.
Mi occupo soprattutto di trauma, emozioni e relazioni complesse, quelle zone grigie dove la psicologia incontra le scelte dei registi e il cuore degli spettatori.

