Something Very Bad Is Going to Happen. L’amore da sogno che si trasforma in incubo

C’è qualcosa di profondamente disturbante nell’idea che il destino possa decidere per noi, che amare la persona sbagliata non sia solo un errore emotivo, ma una sentenza di morte. È su questa premessa che si costruisce Something Very Bad Is Going to Happen, miniserie horror psicologica in otto episodi disponibile su Netflix.

Creata da Haley Z. Boston e prodotta esecutivamente dai Duffer Brothers (i creatori di Stranger Things), la serie vede come protagonisti Camila Morrone e Adam DiMarco nei panni di una coppia di fidanzati la cui settimana pre-matrimoniale si trasforma rapidamente in una tragedia.

Alla regia, con quattro episodi ciascuna, Weronika Tofilska e Axelle Carolyn, già nota la prima per Baby Reindeer, costruiscono insieme un’atmosfera soffocante e mai banale.

In breve, Rachel (Morrone) e Nicky (DiMarco) raggiungono la vasta tenuta di famiglia di lui nel bosco per sposarsi. Fin dal primo momento in cui conosciamo la famiglia Cunningham (i genitori Boris (Ted Levine) e Victoria (Jennifer Jason Leigh), la sorella Portia, il fratello Jules e sua moglie, Nell), è chiaro che sono tutti personaggi sopra le righe… e che stanno nascondendo qualcosa.

Quando il segreto emerge, cambia tutto: un misterioso uomo di duecento anni informa Rachel che il suo sangue è maledetto e se Nicky non si rivela davvero la sua anima gemella e lei lo sposa, morirà. Se invece scappa, la maledizione passerà alla famiglia di lui. Dannata in ogni caso.

Destino o scelta libera?

Il cuore della serie è l’idea di credenza, in ogni sua forma: nella sorte, nell’amore, e nelle narrazioni che ci raccontiamo sulle relazioni. La maledizione non è una forza esterna neutrale, è uno specchio che amplifica fino all’orrore una domanda che chiunque, prima o poi, si pone, soprattutto quando si concretizza il ‘grande passo’: come faccio a sapere che questa è la persona giusta?

Una delle questioni fondamentali con cui deve confrontarsi Rachel è se il riconoscimento dell’anima gemella sia una questione di destino oppure semplicemente di scelta, di sentimento puro o di un calcolo oscuro e oggettivo.

La maledizione trasforma questa domanda in una trappola fisica e il dubbio diventa il motore di un crescendo di tensione. Più Rachel mette in discussione Nicky e il loro rapporto, più tutto vacilla, creando un paradosso per cui l’esitazione stessa potrebbe essere fatale.

Psicologicamente, questo meccanismo rispecchia ciò che la letteratura clinica descrive come relationship anxiety: la tendenza ossessiva a interrogarsi su quanto il partner sia quello giusto, alimentando una spirale cognitiva che non trova soluzione nel reale ma solo nell’iper-analisi che spesso si conclude in una profezia che si autoavvera: più ci si concentra su ‘ciò che non va’, sui difetti dell’altro, più lo si vedrà distante. La serie esaspera tutto questo in chiave soprannaturale, ma il meccanismo e la sofferenza che produce, è riconoscibile in questo pattern.

La sfiducia come orrore quotidiano

Rachel è un’osservatrice, è intuitiva, ma anche tendenzialmente pessimista. Non riesce a distinguere se le sue preoccupazioni pre-matrimoniali la stiano aiutando o danneggiando. La sua paranoia cresce a contatto con una famiglia eccentrica, chiusa, che alterna distanza e invasività. I Cunningham sono personaggi volutamente sopra le righe, quasi archetipici nella loro disfunzione, una scelta consapevole della showrunner, che dichiara di essersi ispirata a Carrie e Rosemary’s Baby per il mix di paranoia, humor nero espresso da un punto di vista singolare.

La serie parte con una tensione controllata e inquietante, per poi svilupparsi in un viaggio nella paranoia, con false piste e quella costante sensazione di essere osservati, in un caos che cresce progressivamente fino a un finale che pur essendo prevedibile per chi presta abbastanza attenzione, sorprende per come si realizza concretamente, con momenti grotteschi e brutali che non tradiscono le premesse del titolo.

‘Finchè morte non ci separi’ è un’affermazione romantica, ma anche, come rende chiaro la serie con sopracciglio alzato, una specie di minaccia.

Something Very Bad Is Going to Happen usa l’horror per fare quello che la psicologia cerca di fare in modo più gentile: costringerci a guardare in faccia le nostre paure sull’amore, sul legame, e su quanto siamo davvero liberi nelle scelte che chiamiamo “del cuore”.

Matteo Novi

Articolo di Ilaria Rizzelli

Sono Ilaria, una studentessa magistrale in Psicologia Clinica e Dinamica con una fissazione (più sana che patologica, promesso) per il modo in cui il cinema racconta la mente umana. Ho 33 anni e sono da sempre affascinata da come una scena, una battuta o uno sguardo possano dire più di mille pagine di teoria psicologica. Qui provo a fare proprio questo: unire il linguaggio della psiche a quello del grande schermo. Analisi scientifiche sì, ma senza l’aria polverosa dei manuali: preferisco raccontare i concetti attraverso storie, personaggi e dinamiche che tutti conosciamo. Mi occupo soprattutto di trauma, emozioni e relazioni complesse, quelle zone grigie dove la psicologia incontra le scelte dei registi e il cuore degli spettatori.

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