Titolo: Heretic
Regia: Scott Beck, Bryan Woods
Anno: 2024
Genere: Horror, Thriller psicologico
Due giovani missionarie bussano alla porta di un uomo solitario e carismatico, decise a diffondere la loro fede. L’incontro, però, si trasforma presto in un incubo quando si rendono conto di essere intrappolate in un gioco mentale perverso. Intrighi, manipolazioni e un’atmosfera di crescente terrore mettono in discussione ogni certezza su verità e inganno.

La recensione di CinePsyco
“Chi vi fa credere assurdità, vi farà commettere atrocità.”
Voltaire
Cosa hanno in comune Monopoly della Parker Brothers, Creep dei Radiohead, il cristianesimo e la cover di Knocking on Heaven’s Door cantata dall’attrice Sophie Thatcher? Apparentemente nulla.
Eppure in Heretic tutto questo si intreccia.
È il concetto di iterazione: repliche e ripetizioni di modelli già esistenti, alcuni dei quali talvolta superano gli originali in popolarità. Come il cristianesimo rispetto all’ebraismo, o Creep rispetto a The Air That I Breathe degli Hollies.
Questa è la genialità della scrittura che si cela nel film Heretic, regalandoci uno dei monologhi più intensi e memorabili dell’anno.
Hugh Grant, nel ruolo dell’affabile ma sinistro Mr. Reed, con i suoi occhiali vintage e il maglione a rombi, svela una teoria frutto di anni di studio e ricerca: la scoperta del “Wendy’s” delle religioni a due giovani predicatrici mormone.
Il monologo, intriso di cultura pop, esplora l’unica reale “verità” della storia teologica, da Mitra a Cristo, da Horus ad Allah.

Le due predicatrici, sovrastate dalla sua personalità magnetica, appaiono ingenue e a tratti fastidiosamente cortesi. Cercano di stemperare la tensione con frasi come:
“Ha davvero una bella casa, Mr. Reed. È come una chiesa. L’ha costruita lei?”
Nonostante tutte le menzogne ascoltate e le innumerevoli red flags che le avrebbero dovute far scappare a gambe levate.
Questa educazione spinta all’estremo, fino a diventare pura sottomissione, fa venire in mente il capolavoro danese Speak no Evil e l’iconico scambio di battute:
“Perché ci fate questo?”
“Perché voi ce lo permettete.”Una battuta che racchiude perfettamente il senso di Heretic: il male non ha bisogno della violenza per agire, basta l’obbedienza cieca.
Ottima l’interpretazione di Sophie Thatcher (Sorella Barnes), ragazza tanto convinta dalla sua fede da scegliere la porta “Believe”, ma portatrice di un eretico contraccettivo sottocutaneo.
Una contraddizione che conferisce realismo e profondità a un personaggio non cieco né privo di dubbi, ma, come ogni essere umano, pieno di drammi ed incertezze
Diverso il personaggio di Chloe East (Sorella Paxton), che parte con un tono più banale ma dimostra una forza e tenacia crescenti culminando nel momento in cui Mr. Reed la mette di fronte “all’unica vera religione”.
Il finale è poetico e quasi onirico, lasciando aperta l’interpretazione:
“Quando morirò, voglio tornare in vita come una farfalla… e mi poserò proprio sulla mano dei miei cari. Non sulle loro braccia, sulla loro testa. Proprio sulla punta del loro dito, così sapranno che sono io.”
È stato un segno da sorella Barnes?
Un messaggio da Dio?
Il sogno di una farfalla?
Una coincidenza?
Un’allucinazione?
Una conferma divina?
Chi lo sa?
Così si chiude Heretic, degno dello scaffale di ogni amante del genere.
Recensione di Matteo Novi





Rispondi