In “Shining” Stanley Kubrick dirige uno dei ritratti più inquietanti della disintegrazione mentale mai portati sul grande schermo.
Attraverso la figura di Jack Torrance, lo scrittore frustrato che diventa custode dell’Overlook Hotel, il regista esplora le profondità più oscure della psiche umana, offrendoci una lezione magistrale su come l’isolamento e i traumi irrisolti possano trasformare un uomo in un mostro.

Le origini
Il film di Kubric non mostra in dettaglio la sua infanzia o le radici del suo alcolismo, ma solo accenni. Tuttavia appare già instabile e minaccioso fin dalle prime scene.
Nel romanzo di Stephen King invece il background di Jack viene esplorato maggiormente. Sappiamo che cresce con un padre alcolista e violento, che picchiava lui e i suoi fratelli. Esperienza che indubbiamente segna profondamente la sua psiche, trasmettendogli un modello di aggressività e abuso che lui stesso tenderà a ripetere con la sua famiglia.
Nel romanzo Jack viene indicato come un uomo con un forte talento per la scrittura che lavora come insegnante d’inglese. Ma la sua instabilità lo porta a perdere il posto di lavoro. Durante una lezione picchia un suo studente, George Hatfield, colpevole solo di avergli fatto uno scherzo. Questo episodio segna il declino della sua vita professionale e alimenta il senso di fallimento.
La personalità
Jack Torrance non è un personaggio nato malvagio. È un uomo dalle mille contraddizioni: padre di famiglia, scrittore dalle ambizioni deluse, alcolista in recupero con un passato costellato di violenze domestiche. La sua personalità presenta chiari tratti narcisistici e borderline, caratterizzati da un’instabilità emotiva che si manifesta attraverso episodi esplosivi di rabbia, seguiti da momenti di apparente normalità. L’alcol ha rappresentato per anni il suo meccanismo di difesa contro le frustrazioni professionali e personali. Quando questo “anestetico” viene rimosso, la pressione psicologica dell’isolamento forzato all’Overlook diventa il catalizzatore perfetto per la sua completa disgregazione mentale
Il Linguaggio del Corpo nella Discesa verso la Follia
Kubrick utilizza magistralmente il linguaggio corporeo per narrare la progressiva disintegrazione di Jack. Inizialmente rigido e controllato, il suo corpo diventa via via più erratico e minaccioso. Lo sguardo vuoto e penetrante, il sorriso sardonico che si trasforma in ghigno maniaco, i movimenti bruschi e imprevedibili: ogni elemento fisico comunica il deterioramento mentale in atto. Particolarmente simbolica è la camminata claudicante dopo l’infortunio alla gamba, metafora della sua definitiva rottura con la realtà e della perdita di equilibrio non solo fisico, ma soprattutto psichico.
I Simboli
Il Perturbante Freudiano nell’Overlook Hotel
Freud definiva il “perturbante” (das Unheimliche) come quella particolare categoria dell’inquietante che deriva dal familiare reso estraneo. L’Overlook Hotel incarna perfettamente questo concetto: è una casa, un luogo che dovrebbe rappresentare sicurezza e calore domestico, ma che si trasforma in una prigione psicologica. Gli ampi corridoi, le stanze lussuose e i saloni eleganti diventano spazi minacciosi dove il confine tra realtà e allucinazione si dissolve. Il perturbante emerge anche attraverso la trasformazione di Jack stesso: da marito e padre protettivo si metamorfosa nel persecutore della propria famiglia. Ciò che dovrebbe essere più familiare e rassicurante – l’amore paterno – diventa fonte di terrore assoluto.

La “Luccicanza”: Una Lettura Psicoanalitica
Il concetto di “luccicanza” che caratterizza Danny rappresenta, in chiave psicoanalitica, la capacità dell’inconscio di percepire e processare informazioni che la mente razionale non riesce ad elaborare. Danny, attraverso la sua sensibilità extrasensoriale, diventa il portavoce dell’inconscio collettivo dell’hotel, captando le energie negative e i traumi stratificati nel tempo. La luccicanza può essere interpretata come una forma di iperattivazione dei meccanismi di difesa psicologici: di fronte a un ambiente tossico e pericoloso, la psiche del bambino sviluppa capacità percettive ampliate per sopravvivere. È significativo che sia proprio Danny, il soggetto più vulnerabile, a possedere questa “antenna” psichica che gli permette di anticipare il pericolo
Il labirinto di siepi
Rispecchia il labirinto mentale in cui Jack si perde irrimediabilmente, mentre la macchina da scrivere diventa il simbolo delle sue aspirazioni creative frustrate, che si trasformano in ossessione distruttiva.

La stanza 237
La stanza 237 in Shining incarna il simbolo del lato oscuro della mente umana: un varco in cui la realtà si frantuma lasciando spazio al soprannaturale. È il luogo in cui emergono traumi, paure e pulsioni nascoste, e che accompagna la discesa di Jack Torrance nella follia.

Conclusioni: Lo Specchio della Fragilità Umana
“Shining” ci costringe a confrontarci con una verità scomoda: la civiltà umana è un velo sottile che copre abissi di violenza e irrazionalità. Jack Torrance non è il classico mostro, ma il riflesso distorto di ogni essere umano posto sotto pressioni estreme. Kubrick ci dimostra come l’isolamento sociale, i traumi irrisolti e l’assenza di supporto psicologico possano trasformare chiunque nel peggior nemico di se stesso e dei propri cari. Un monito ancora oggi attualissimo sulla necessità di prendersi cura della propria salute mentale e di riconoscere i segnali di allarme prima che sia troppo tardi. La follia, ci suggerisce il maestro del cinema, non è mai così lontana da noi come vorremmo credere.
Articolo di: Ilaria Rizzelli
Matteo Novi





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