La valle dei sorrisi Un abbraccio per salvarsi

Regia: Paolo Strippoli
Anno: 2025
Genere: Horror


Nel remoto paese alpino di Remis, gli abitanti sembrano vivere in una felicità inspiegabile. Qui arriva Sergio Rossetti, insegnante di educazione fisica con un passato difficile, deciso a ricominciare da capo. Ben presto scopre che la serenità della comunità è legata a un rituale inquietante: una volta a settimana tutti si riuniscono per abbracciare Matteo, un adolescente capace di assorbire il dolore degli altri.

La recensione di CinePsyco

Secondo la scienza, bastano pochi secondi di un abbraccio per ritrovare pace e serenità. Numerosi studi hanno dimostrato come gli abbracci, e più in generale il contatto fisico, possano ridurre il livello di stress e stimolare la produzione di ossitocina, l’ormone dell’amore.

E se questi benefici venissero portati all’estremo? Se fosse possibile cancellare paure, orrori e traumi, abbandonare il dolore per tornare a vivere… tutto al prezzo di un singolo abbraccio? Apparentemente.

Questo è il tema del film La valle dei sorrisi: un abbraccio per salvarsi.

La storia segue Sergio, un professore di educazione fisica oppresso da pesanti traumi personali, arrivato nel paesino fittizio di Remis per lavorare alcuni mesi come supplente nella scuola locale. Un paese segnato da un trauma collettivo così forte da aver colpito ogni suo abitante.

La scelta della location è eccellente. Girato in paesi reali del Friuli Venezia Giulia, tra le zone montuose di Tarvisio e Sappada, Remis è soprannominata teneramente “La valle dei sorrisi”, come riportato nel cartello stradale al suo ingresso. Un paese credibile, sospeso tra fiaba e brutalità. La valle, situata ai piedi delle alte montagne carniche, suscita una sensazione di isolamento e oppressione: le montagne sembrano “schiacciare” gli abitanti del borgo sottostante.

La vicenda assume toni sempre più sinistri con l’entrata in scena di Matteo Corbin, un adolescente in grado di cancellare le negatività dalle persone che lo abbracciano. Una capacità che lo eleva a figura mistica per gli abitanti del paese, diventando il mezzo con cui la comunità cura ferite collettive troppo profonde da sopportare. Ma il prezzo di ogni abbraccio sarà più alto di quanto chiunque possa immaginare…

Ottima l’interpretazione di Romana Maggiora Vergano nei panni di Michela, la barista del piccolo locale cittadino, luogo di ritrovo notturno. Una giovane donna la cui empatia e spinta ad aiutare la legheranno a Sergio, conducendolo davanti all’abbraccio di Matteo, interpretato da Giulio Feltri (nipote di Vittorio Feltri), qui al suo esordio cinematografico.

La prova che spicca sopra le altre è però quella di Michele Riondino, nei panni di Sergio. Il suo dolore è un composto di rabbia, cinismo e, allo stesso tempo, di un forte desiderio di tornare a vivere. Una complessità resa perfettamente dall’attore, che dimostra tutto il suo talento.

Strippoli firma un’opera cupa, matura e complessa. Un horror autoriale che non ha nulla da invidiare ai recenti successi d’oltreoceano.

C’è da dire che, nella costruzione dell’orrore, il film si prende i suoi tempi. Nonostante un incipit brutale e d’impatto, dedica circa metà della durata a creare, con pazienza e dedizione, un clima disturbante tipico del genere, esplodendo poi nell’ultimo atto con un finale che chiude il cerchio e risolve i dubbi dello spettatore. Una scelta che potrebbe scoraggiare chi cerca un horror più rapido e lineare. Ma La valle dei sorrisi non è questo: è un film che funziona e che dimostra l’enorme potenziale del genere horror in Italia.

Strippoli questo l’aveva già mostrato con l’ottimo Piove e con il più commerciale A Classic Horror Story, distribuito da Netflix. Ed è proprio ciò di cui il nostro cinema ha bisogno: uscire dai soliti schemi, recuperare un genere che è stato nostro punto di forza, e riportarlo in sala. Nonostante le difficoltà produttive e distributive, registi come Strippoli o Zampaglione dimostrano che l’horror italiano non è finito.

Durante la conferenza stampa a Venezia, lo stesso regista ha raccontato come l’horror sia una delle possibilità più libere e fertili del cinema: un genere aperto alle contaminazioni, capace di raccontare paure, credenze e miti attraverso il filtro della nostra cultura. Perdere un’intero genere come quello horror in italia, sarebbe una grave mancanza. Significherebbe rinunciare a un linguaggio che, più di altri, può esplorare i nostri fantasmi collettivi.

La valle dei sorrisi, in uscita il 17 settembre al cinema, non è soltanto un film. È un faro di speranza. La sua presentazione fuori concorso all’82ª Mostra del Cinema di Venezia è la prova che l’horror italiano, seppur ferito, non è morto.

Matteo Novi

Articolo di Matteo Novi

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