Regia: Harry Lighton
Sceneggiatura: Harry Lighton
Anno: 2025
Genere: commedia, drammatico, erotico.
Pillion è una commedia drammatica queer diretta da Harry Lighton, incentrata sulla trasformazione di Colin, un uomo timido e represso che vive ancora con la madre. La sua esistenza monotona viene sconvolta dall’incontro con Ray, il carismatico e dominante leader di un gruppo di motociclisti.
Ray decide di prendere Colin sotto la sua protezione come “pillion”, ovvero il passeggero sulla sua sella, trascinandolo in un viaggio on the road attraverso l’Inghilterra. In questo percorso fisico e psicologico, segnato da dinamiche di sottomissione e scoperta, Colin abbandona gradualmente le proprie inibizioni, esplorando una nuova identità e un senso di libertà selvaggia e inaspettata.
Informazioni sul film
“Pillion”, l’esordio alla regia di Harry Lighton, non è una classica storia d’amore ma una danza di potere.
Tratto dal romanzo “Box Hill” di Adam Mars-Jones, presentato e accolto con entusiasmo a Cannes, il film arriverà nelle sale italiane il 12 febbraio 2026 grazie a I Wonder Pictures.
La recensione di Cinepsyco
Al centro di tutto c’è Colin. Un ragazzo che non vive, ma occupa spazio restando in attesa. Ingombra stanze troppo piene, una quotidianità sospesa tra una madre malata e un lavoro da ausiliario del traffico che simula l’autorità senza mai possederla.
Poi arriva Ray. Ray è un’epifania di pelle nera e metallo, un motociclista che non chiede, stabilisce. Il loro incontro non ha nulla di romantico, è un’offerta secca e impersonale. Salire sul sellino posteriore — il pillion, che nell’ambito LGBTQ+ motociclistico assume il significato di sottomesso — vuol dire accettare una posizione precisa: affidarsi totalmente.

Il film di Lighton è un’indagine sul desiderio della sottomissione, che non nasce da una violenza esplicita ma da una disumanizzazione accettata come rifugio. È un racconto di intimità asimmetrica, di corpi che trovano senso solo nel rapporto con l’altro.
All’interno di questa dinamica emergono anche tratti di tenerezza, sono gesti minimi, controllati, che non addolciscono il legame ma gli conferisce una profondità che altrimenti non vedremmo.
Ray impone le regole, gli spazi e i silenzi; Colin li assorbe, li abita, e in quella totale rinuncia comincia finalmente ad esistere. Ed è proprio dentro questi confini che avviene la mutazione più interessante in Colin, trasforma la propria posizione di sottomesso in un’arma di negoziazione. Perdendosi, trova la sua identità e una sua forma di libertà.
Finisce per scrivere le regole del proprio assoggettamento e inizia a dettare il ritmo della propria devozione.
Ray, invece, resta un enigma. Il film non concede mai un vero accesso alla sua interiorità, al contrario di Colin il suo ambiente é asettico. Esercita potere senza mai esporsi davvero, sembra quasi avere più un ruolo di funzione a favore dell’evoluzione di Colin – il che ci fa quasi pensare su chi venga realmente usato.

In conclusione
“Pillion” odora di asfalto e desiderio represso.
Ma se cercate una carezza, guardate altrove.
Se invece volete capire quanto possa essere liberatorio lasciarsi condurre, Lighton vi offre un viaggio in cui una volta acceso il motore, non ci si può fermare.
Note positive
- La performance attoriale di Harry Melling brilla nel mostrarci una fragilità che non diventa mai debolezza
- Lighton gestisce il tema del BDSM con una maturità che evita il voyeurismo fine a se stesso.
Note negative
- La narrazione si sofferma molto sulla routine della sottomissione, il che potrebbe risultare ripetitivo.
- I silenzi sono così prolungati che alcune motivazioni dei personaggi restano soffocate, lasciando troppi vuoti narrativi.
Articolo di Monica Loiodice





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