Regia: Mona Fastvold
Sceneggiatura: Mona Fastvold, Brady Corbet
Anno: 2025
Genere: musicale, biografico
“Il testamento di Ann Lee” racconta la vera storia della fondatrice della setta radicale degli Shakers nel Settecento. Dopo un matrimonio segnato da abusi e la tragica morte di quattro figli, Ann rifiuta la carnalità dedicandosi a una fervente missione mistica. Diventata leader, guiderà i suoi seguaci dall’Inghilterra all’America per fondare una comunità utopica basata su celibato, uguaglianza e pacifismo.
Informazioni sul film
Presentato in Concorso all’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, “Il testamento di Ann Lee” è una performance viscerale. Mona Fastvold firma un film che trasforma la vera storia di Madre Ann in leggenda, e la leggenda in carne viva.
Il film uscirà nelle sale italiane il 12 marzo 2026, distribuito da The Walt Disney Company Italia.
La recensione di Cinepsyco
Nella Manchester di metà Settecento, Ann Lee è una giovane donna segnata nel corpo prima ancora che nell’anima. Quattro gravidanze, quattro lutti. Da quel dolore irrisolto emerge qualcosa di inclassificabile, una forma di forza, o forse una rivelazione.
Già membro attivo della comunità degli Shakers (chiamati così proprio per i movimenti convulsi durante i riti religiosi) ne ridisegna l’orizzonte spirituale dall’interno, predicando astinenza, celibato ed eguaglianza come forme di devozione, portando i suoi seguaci a riconoscerla con convinzione come il Cristo femminile. Nel 1774 attraversa l’Atlantico verso l’America, non per cercare salvezza ma per costruirne una.

“Il testamento di Ann Lee” è un dramma storico, è un musical, è una visione mistica, ma più di tutto è un atto di fede nel cinema stesso, nella sua capacità di fare spazio a ciò che il linguaggio ordinario non riesce a comunicare.
Fastvold non ci spiega Ann Lee, ce la mostra. Ci mostra il coraggio di una donna che costruisce un sistema di valori fondato sull’eguaglianza di genere in un mondo che vuole renderla muta.
Il corpo è il vero territorio del film, le sequenze corali, gli inni Shakers con le loro coreografie febbricitanti oltre ad essere un potente ornamento visivo, diventano pura teologia in movimento. I corpi che tremano, cadono, si rialzano, costruiscono un linguaggio che precede le parole e che addirittura le sovrasta. C’è qualcosa di arcaico in queste scene, il sé si dissolve in pura estasi, è qualcosa che richiama i riti di possessione, le trance primitive. Il sacro non viene argomentato, viene abitato e quando succede, si sente.
Ann Lee incarna il peso di chi porta una rivelazione che il mondo non le ha chiesto, ma che lei gli consegna ugualmente.
Il suo dolore fisico è solo il punto di partenza, lei non vive il suo stato di grazia nonostante quel dolore, ma attraverso di esso.
È una delle affermazioni più radicali che ci mostra il film: il misticismo non abita nell’etereo, ma nel sangue e nella carne.

In conclusione
“Il testamento di Ann Lee” ci fa vedere cosa succede quando qualcuno ci crede davvero, fino al limite del sé. È una rappresentazione rara della devozione religiosa che non ci viene incontro a metà strada, ma pretende che ci muoviamo con lei.
E quando la danza finisce, qualcosa di Ann Lee ci rimane dentro.
Note positive
- Le scene di danza collettiva sono il cuore del film, potentissime, intense, fisiche, coinvolgenti.
- Ann Lee non è un’eroina, è semplicemente una persona. E il film non lo dimentica mai.
Note negative
- Il film non ha fretta e chi cerca una storia con una direzione chiara potrebbe stancarsi.
- Può avere un approccio poco accessibile alla metodologia degli Shakers, non spiega, non guida, non semplifica. Chi non si sintonizza sulla loro frequenza rischia di restare fuori..
Articolo di Monica Loiodice





Rispondi