Regia: Brandon Christensen.
Sceneggiatura: Brandon Christensen e Ryan Christensen
Anno: 2025.
Genere: Horror.
Il film inizia con una chiamata per un intervento di violenza domestica per i due agenti Jackson e Bryce. Poi una sparatoria accidentale, un uomo morto, un bambino sotto una coperta, una donna che si taglia la gola davanti ai loro occhi.
Jackson e Bryce scelgono di coprire tutto. Bryce inizia ad avere visioni, sanguina, crolla. Jackson cerca di tenerlo insieme mentre qualcosa di invisibile li segue da un intervento all’altro, dai vicoli bui ai corridoi di un edificio abbandonato, fino ai passaggi sotterranei sotto la casa dove tutto è cominciato, dove i morti li aspettano e dove il confine tra i vivi e qualcos’altro smette di esistere.
Informazioni sul film
“Bodycam” è un found footage horror prodotto in Canada e diretto dal regista Brandon Christensen , disponibile su Shudder dal 13 marzo 2026.
La recensione di Cinepsyco
L’inizio del film cammina su un territorio profondamente attuale che sembrava intenzionato ad abitare davvero. C’era materiale per una denuncia sociale a tutti gli effetti — la violenza istituzionale, la copertura, il silenzio complice – poi Christensen volta la testa dall’altra parte e Bodycam smette di fare i conti con se stesso.
Chi ha amato “REC” o “The Blair Witch Project” riconoscerà il terreno — e qualche omaggio, se si è attenti — la camera incollata al corpo, il punto di vista costretto, la claustrofobia come strumento narrativo.
Bodycam eredita quella grammatica ma non ne possiede il rigore. L’idea di usare la bodycam come strumento del castigo era la cosa più interessante che il film aveva da offrire. Christensen ci ha provato. Non ci è arrivato.

Tutto viene affidato alle apparizioni, ai rumori, alle visioni di Bryce. La colpa dei due agenti non fermenta mai, non pesa mai. Viene consegnata al soprannaturale il prima possibile, come se il film stesso non volesse starci troppo vicino.
E una colpa punita dal soprannaturale non è più una colpa, diventa solo un legante per la trama.
A rendere le cose peggiori, quella trama non si preoccupa nemmeno di reggere. Non sappiamo cosa sia l’entità, da dove venga, cosa voglia davvero. Il culto, il simbolo di sangue, le possessioni, tutto viene gettato in scena senza che nessuno si prenda la briga di spiegare le regole del gioco.
L’horror può permettersi il mistero, ma non può permettersi il vuoto. E qui il vuoto è strutturale.
“REC” e “The Blair Witch Project” non erano perfetti, ma sapevano dove volevano arrivare. Bodycam no.
Note positive
- La sottotrama sulla violenza istituzionale e sulla complicità silenziosa tocca un nervo autentico e avrebbe meritato un film tutto suo.
Note negative
- La sceneggiatura trasforma la colpa morale in punizione soprannaturale, alleggerendo i personaggi da qualsiasi peso reale.
- Il found footage viene usato come estetica, non come strumento narrativo.
- L’entità, il culto, le possessioni: nessuna regola, nessun contesto, nessuna coerenza interna. Il vuoto narrativo è strutturale.
Articolo di Monica Loiodice





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