Regia: M. W. Daniels.
Sceneggiatura: M. W. Daniels.
Anno: 2026.
Genere: mediometraggio horror.
La protagonista è Kate Andrews, una donna che convive con un partner abusivo, Chris Sherbourne, e con una condizione di salute mentale che Chris sfrutta sistematicamente a proprio vantaggio. L’unico punto di riferimento esterno è la terapeuta Ama Mamushi, figura ambigua che spinge Kate verso una soluzione radicale.
Informazioni sul film
“Beyond Mamushi” è un mediometraggio britannico di horror psicologico/soprannaturale scritto e diretto da M. W. Daniels, presentato in prima il 28 febbraio 2026 al Lumiere Cinema di Romford.
La recensione di Cinepsyco
Il film affronta la violenza di genere scegliendo di concentrarsi quasi esclusivamente sulla sua forma psicologica, quella più difficile da riconoscere e da nominare. Chris non lascia lividi visibili, il suo arsenale è fatto di privazione — sottrae i farmaci a Kate rendendola dipendente dalla sua “generosità” — di umiliazione calibrata, di cicli alternati tra aggressione e affetto. Questo schema, noto come ciclo dell’abuso, viene rappresentato con una precisione che raramente si trova nel cinema di genere. Kate cammina in perenne stato di allerta, e quella tensione si trasferisce intatta a chi guarda.
La scelta di privare Kate delle sue medicine è narrativamente centrale, trasforma un atto di controllo quotidiano in un meccanismo di indebolimento della realtà. Kate non sa distinguere cosa sia allucinazione e cosa no, e questa incertezza è esattamente ciò che Chris vuole. È una forma di gaslighting strutturale, in cui la malattia mentale della vittima diventa strumento nelle mani dell’abusante. Daniels ha il merito di non usare questo elemento per ambiguità narrativa a buon mercato, ma per mostrare come l’abuso psicologico agisca sulla percezione di sé stessi e di quello che ci circonda.
La violenza fisica irrompe solo in momenti precisi, breve e improvvisa, il che la rende più efficace di qualsiasi sequenza prolungata. Colpisce perché arriva quando la tensione sembra già insostenibile.
Il film lascia deliberatamente aperta la domanda sulla vera natura di Ama e sul ruolo che gioca nel fragile mondo di Kate. La narrazione gioca costantemente sul confine tra oggettività e suggestione, esplorando il bisogno della protagonista di confrontarsi con una figura di autorità per trovare la forza di agire. Il titolo stesso, Beyond Mamushi, potrebbe indicare proprio il momento in cui Kate tenta di spingersi oltre queste influenze, per arrivare a scegliere qualcosa che non le sia stato suggerito o imposto da altri.
Il budget ridotto non compromette il risultato anzi, la fotografia spoglia e gli spazi domestici lavorano a favore della claustrofobia che il film vuole farci provare.
Dove “Beyond Mamushi” perde terreno è nel finale, che fatica a trovare una risoluzione all’altezza della tensione costruita, e ad alcuni elementi accennati ma poco integrati in modo organico nella narrazione.
Note positive
- Il film descrive con accuratezza i meccanismi del ciclo dell’abuso — controllo, isolamento, privazione, love bombing — senza spettacolarizzarli né semplificarli.
Note negative
- La tensione accumulata non trova uno scioglimento adeguato, lasciando il film in una zona di incompiutezza.
Articolo di Monica Loiodice




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