Rachel Watson è la protagonista de “La ragazza del treno” (2016). Lei è la perfetta incarnazione di un complesso mix di traumi personali, dipendenza da alcol e dinamiche relazionali tossiche.
Il film, così come il romanzo di Paula Hawkins, segue la sua discesa dopo la fine del matrimonio con Tom. un uomo affascinante e manipolatore, che dietro una facciata di normalità nasconde un bisogno patologico di controllo e dominio sulle donne.
I temi affrontati rivelano schematiche comuni nelle relazioni manipolatorie reali, offrendo una lente narrativa di ampia portata su dinamiche di abuso psicologico e dipendenza affettiva contemporanee.

Le origini
Alle radici del suo malessere c’è innanzitutto il peso di perdite e ferite profonde.
Durante il matrimonio, Rachel soffre per l’infertilità e l’impossibilità di avere figli, una privazione che la spinge in depressione. In cerca di sollievo dal dolore interiore e dalle umiliazioni subite, Tom la rimprovera e deride per l’infertilità e lei comincia a bere ossessivamente.
L’alcol diventa quindi un mezzo per anestetizzare la sofferenza di non riuscire a concepire un figlio e per sfuggire alla crudeltà,alla freddezza e alla vergogna che Tom le mostra.
In altre parole, la protagonista tenta di anestetizzare la ferita del proprio desiderio frustrato di maternità, e insieme l’abuso psicologico del marito.
Questi eventi si inseriscono in un quadro di trauma complesso: studi clinici descrivono che traumi ripetuti e prolungati – quali abusi interpersonali cronici o violenze domestiche – alterano in modo profondo la struttura dell’identità e della regolazione emotiva.
In particolare, la ricerca su CPTSD (Complex PTSD) evidenzia che esposizioni multiple a eventi traumatici producono gravi «disturbi dell’organizzazione del Sé», tra cui disfunzioni emotive, concetto di sé negativo e difficoltà relazionali. Rachel presenta alcune di queste caratteristiche: la lunga storia di conflitto con Tom e il senso di fallimento nel ruolo di futura madre alimentano in lei un profondo negativo concetto di sé.
Le crisi continue e la solitudine inevitabile di chi ha subito abusi cronici trovano riscontro nelle descrizioni psicologiche di chi sperimenta un “sé degradato”: ossia convinzioni di sentirsi sminuiti, sconfitti o senza valore, accompagnate da vergogna e senso di colpa costanti.

La personalità
Rachel emerge come donna fragile, ansiosa e ipervigile. L’alcolismo non è casuale, ma diventa una pratica di auto-medicazione nei confronti del trauma: numerose ricerche mostrano infatti che i sintomi post-traumatici si associano frequentemente a un abuso d’alcol come strategia di fronteggiamento.
Una meta-analisi rileva che motivazioni di bere legate al «coping» mediano fortemente il rapporto tra PTSD e uso nocivo di alcol. Cioè, chi soffre di trauma tende a bere per attenuare il malessere interiore. Nel caso di Rachel, l’alcol anestetizza contemporaneamente il dolore della perdita (dei propri sogni e della relazione) e la rabbia provocata dai ricordi traumatici.
Questo circolo vizioso accelera il crollo dell’identità. La protagonista sperimenta crisi di memoria (“blackout”), dissociazione e confusione: la sua percezione di sé diventa instabile.
Psicologi del trauma descrivono proprio questi fenomeni nei sopravvissuti: alterazioni della coscienza come amnesia dissociativa sono tipiche in seguito a traumi gravi. In altre parole, Rachel patisce amnesia o ipermnesia da eventi traumatici che la fanno dubitare di quello che ricorda e di chi è.
Parallelamente, subisce atti di gaslighting: Tom e altri personaggi minimizzano o negano le esperienze di Rachel, facendo leva sulla sua dipendenza da alcol.
il gaslighting è definito come una manipolazione finalizzata a «controllare e alterare le sensazioni, i pensieri, le azioni, l’umore, l’autopercezione e il giudizio della vittima spesso negando fatti evidenti o distorcendo la verità.
Nel film Hawkins mostra come questo stratagemma eroda la realtà della protagonista: le menzogne subdole di Tom la spingono a dubitare di sé, a rimuginare su ricordi dolorosi e a percepirsi inaffidabile
Contemporaneamente, Rachel rivela un marcato senso di dipendenza affettiva. La sua incapacità di staccarsi emotivamente da Tom, malgrado l’abbandono e le violenze ricevute, la mantiene in uno stato di profonda angoscia.
A livello psicologico, l’eccessiva necessità di affetto è stata ampiamente studiata: gli individui con alto livello di dipendenza emotiva manifestano un estremo bisogno affettivo di natura patologica.
Studi recenti sottolineano che queste persone tendono a legarsi a partner con tratti narcisisti e a subire abusi psicologici dai loro compagni.
Rachel incarna proprio questa dinamica: il suo bisogno di comprensione e sicurezza, frustrata dalla relazione con Tom, la porta a restare in una rete di manipolazione simile a quella riscontrabile in profili reali di “vittime di narcisismo”. Come dimostrano le statistiche, chi dipende emotivamente da un partner finisce spesso col segnalare tratti narcisistici in quest’ultimo e con proporzionalmente frequenti abusi psicologici.
Il linguaggio del corpo
Emily Blunt interpreta Rachel con segnali fisici coerenti con il profilo psicologico: postura contratta e sguardo vacuo suggeriscono insicurezza e vergogna, mentre movimenti nervosi (mani tremolanti, gesti ansiosi) rivelano tensione interna.
Nei suoi dialoghi, Rachel guarda spesso a terra o evita il contatto visivo, come se volesse nascondere la sofferenza che prova. Questi segnali non verbali sono in linea con ciò che la psicologia del trauma si aspetta: soggetti traumatizzati tendono a mantenere una postura chiusa e a manifestare segnali di ipervigilanza nel corpo.
Allo stesso tempo, il suo comportamento fisico nel bere, sottolinea l’ossessione mascherata sotto una patina di normalità sociale. In varie scene emergono gesti di autolesionismo velato (cadere o aggredire se stessa quando ubriaca) e scoppi di rabbia repressa: anch’essi manifestazioni visibili di sofferenza intrapsichica. In sintesi, il corpo di Rachel, come se fosse un “quoziente” emozionale, tradisce attraverso posture tese, respirazione affannata e sguardi sfuggenti lo stato di dissociazione, colpa e dipendenza che la consumano.

I simboli
La narrazione cinematografica utilizza forti simboli per condensare il mondo interiore di Rachel. Il treno stesso è il simbolo più ricorrente: rappresenta la routine opprimente di cui Rachel è prigioniera e, al contempo, il suo incedere nella vita.
Dal finestrino del treno osserva ogni giorno la casa di una coppia di sconosciuti che lei chiama “Jess e Jason” immaginando la vita che lei avrebbe voluto. Quel viaggio da pendolare simboleggia il suo stallo esistenziale: in movimento nell’aspetto fisico, ma incapace di spostarsi dal posto nel proprio trauma.

Allo stesso modo, gli spazi domestici cambiano significato: la casa che condivideva con Tom diventa luogo di vergogna e isolamento, mentre quella dei vicini sembra un rifugio irraggiungibile.
L’alcol, infine, agisce come un simbolo concreto del dolore trasformato in dipendenza; la bottiglia è quasi un altro personaggio che l’accompagna, donandole momenti di fuga ma emblema della propria autodistruzione.
Anche piccoli dettagli scenografici – come i quotidiani sparsi, gli spettri della sua immagine riflessa in finestre appannate o specchi – rimandano all’idea di identità spezzata e ricordi incerti.
Insieme, questi simboli visivi costruiscono un linguaggio metaforico: mostrano come Rachel navighi in un mondo dove la realtà scivola sotto di lei, e dove l’unica sicurezza sembrano essere le illusioni create dall’alcol e dal rimuginio.
Conclusioni
Rachel Watson è un ritratto cinematografico di uno stato psicologico complesso, che unisce trauma protratto, crollo dell’identità, dipendenza affettiva e alcolismo in un ciclo autodistruttivo.
L’analisi della sua storia – dalla disperazione per l’infertilità e per le ferite narcisiste subite, alla caduta nella dipendenza – trova riscontri nella letteratura clinica. I sintomi di PTSD da sola non bastano a spiegare Rachel, ma la sua vicenda è coerente con un PTSD complesso, contrassegnato da dissociazione e sentimento di vergogna persistente.
Il legame tra trauma e alcol trova conferma nelle ricerche sul self-medication: le persone traumatizzate bevono spesso per attenuare lo stress. Allo stesso modo, la dinamica affettiva di Rachel, bisogno estremo dell’amore dell’altro e incapacità di porre limiti, rispecchia profili descritti dalla psicologia moderna: chi soffre di dipendenza emotiva tende a legarsi a partner narcisisti e subire manipolazioni.
In definitiva, La ragazza del treno non è solo un thriller psicologico, ma anche un ammonimento narrativo. Rachel illustra come traumi irrisolti e stili relazionali tossici possano annientare il senso di sé.
Per il pubblico contemporaneo e per chi studia le relazioni umane, la sua vicenda offre una chiave di lettura: le storie come la sua evidenziano l’importanza di riconoscere e interrompere i meccanismi di abuso e gaslighting nella vita reale, offrendo, tramite la finzione cinematografica, spunti per comprendere il prezzo della perdita dell’identità e della dipendenza negli abissi delle relazioni disfunzionali.
Articolo di: Ilaria Rizzelli





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