Anton Chigurh è l’uomo nero. Un sicario cosi freddo e spietato da far impallidire anche il Baba Yaga di Jhon Wick.
E’ un personaggio agghiacciante, caratterizzato da assenza di qualità umane convenzionali. Un killer privo di coscienza, rimorso e compassione.
Le sue azioni non sono dettate da impulsività, ma da una determinazione spietata e implacabile nel portare a termine i suoi compiti, arrivando ad uccidere chiunque si metta sulla sua strada.
E’ una sentenza, il nulla, l’oscurità più profonda, un buco nero che inghiotte emozioni e vita.

Le origini
L’uomo è privato di ogni origine o background personale, sia nel film che nel romanzo di Cormac McCarthy. Una figura quasi sovrumana definito addirittura “fantasma” dallo sceriffo Bell, senza amici e senza casa, costantemente in movimento da un incarico all’altro.
Questa mancanza di contesto biografico contribuisce a percepirlo come un’enigma, come una forza di distruzione inarrestabile:
”Penso che se tu fossi Satana e cercassi qualcuno per portare avanti il tuo lavoro, sceglieresti uno come lui.”
La personalità
Anton è un perfetto caso di psicopatico idiopatico primario.
La psicopatia può manifestarsi in due forme distinte: primaria e secondaria. La psicopatia primaria ha un’origine innata, legata a fattori genetici. Chi ne è affetto mostra una totale assenza di empatia, rimorso o senso di colpa. Le emozioni sono piatte, fredde, e spesso simulate. La psicopatia secondaria, invece, ha un’origine ambientale. Spesso nasce da esperienze traumatiche, abusi o ambienti familiari disfunzionali. In questo caso, la persona può provare emozioni, ma in modo distorto, disorganizzato, spesso esplosivo. Il comportamento è impulsivo, reattivo, caratterizzato da instabilità e difficoltà a gestire la rabbia o la frustrazione.
Secondo alcune analisi Anton sarebbe addirittura uno dei più accurati psicopatici dell’intera storia cinematografica. Un interessante studio che ha analizzato 126 personaggi cinematografici psicopatici, lo ha descritto come un perfetto prototipo clinico, quasi ai limiti di ciò che può essere considerato “umano” in un individuo.
Inoltre viene paragonato a Richard Kuklinski, noto sicario della mafia realmente esistito, soprannominato The Iceman, di cui è stata fatta un’interessante film nel 2012 con protagonista l’attore Micheal Shannon.

Anton è totalmente amorale, parla poco, non mostra emozioni.
Tuttavia possiede una mente altamente organizzata e orientata allo scopo, sebbene basata su principi distorti. Lui stesso non si considera un individuo ma un vero e proprio principio incarnato senza piacere ne dolore nell’uccidere le sue vittime.
Il suo modo di vivere è guidato da una filosofia personale che razionalizza il destino e la casualità in un mondo in cui il bene e il male non esiste. Non casuali o guidate da allucinazioni.
La freddezza nel compiere omicidi è la caratteristica che mette in luce la sua psicopatia e la sua natura organizzata: un elemento chiave per comprendere il suo profilo psicologico.
Nel suo mondo vi è un unico principio che guida l’intero universo: quello di causa effetto, scelta e conseguenza. Punisce chi infrange patti, chi si intromette in affari che non capisce e chi non ha compreso a pieno le regole del “gioco della vita”.
Quando Anton Chigurh si presenta alla porta di Carla Jean, non lo fa per vendetta. Non prova rabbia. Non prova nulla. È lì per chiudere un conto. Il marito, Llewelyn Moss, ha preso qualcosa che non gli apparteneva. Ha sfidato le regole. Ha scelto. E per ogni scelta, nel mondo di Chigurh, c’è un prezzo da pagare.
Llewelyn è morto, ma il debito non è estinto. E Chigurh, fedele al suo codice, fa ciò che va fatto: colpisce chi resta, chi è connesso al gesto, anche solo per legame affettivo. Non c’è spazio per il perdono.
Non c’è scampo.
Carla Jean rifiuta di lanciare la moneta.
Rifiuta di delegare al caso il diritto di decidere.
Ma nel rifiuto, firma la sua condanna: ha scelto, e ogni scelta ha un esito.
Rispetta la legge governa il suo mondo, superiore a quella degli uomini.
Il linguaggio del corpo
Chigurh si muove in modo controllato, silenzioso, meccanico. La sua postura è rigida, lo sguardo inespressivo, i gesti essenziali. Anche quando uccide, non si osserva in lui alcuna tensione muscolare o espressione emotiva.
È il corpo stesso a parlare: disumano, alieno, refrattario al linguaggio affettivo. Non c’è empatia, non c’è contatto. Solo valutazione.
I simboli
Il film di per sé non è particolarmente ricco di simboli, ma alcuni di essi servono a caratterizzare in maniera specifica il personaggio di Anton, senza dover spiegare nulla. Il suo modus operandi è infatti molto peculiare.
Anton Chigurh – Descrizione .container { display: flex; align-items: center; justify-content: space-between; max-width: 900px; margin: 40px auto; padding: 20px; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 1.6; } .text { width: 55%; } .image { width: 40%; } .image img { width: 100%; height: auto; border-radius: 8px; box-shadow: 0 0 10px rgba(0,0,0,0.1); } @media (max-width: 768px) { .container { flex-direction: column; text-align: center; } .text, .image { width: 100%; } .text { margin-bottom: 20px; } }La captive bolt pistol
Una delle prime armi utilizzate dal sicario nel film. E’ uno strumento utilizzato per abbattere il bestiame nei mattatoi. Non è una scelta casuale. È la chiave per capire come lui vede gli esseri umani: non persone, ma capi di bestiame da abbattere. Nessun volto, nessun nome, nessun valore. Solo corpi da neutralizzare. Come un macellaio davanti a una mucca: freddo, efficiente, distaccato.
Il latte
Il sicario, come un vero e proprio demone non ha mai bisogno di nutrirsi. Non lo vediamo bere alcolici, non ordina da bere in nessun bar, ristorante o distributore e non lo vediamo nemmeno bere acqua. L’unica bevanda consumata, in un momento iconico del film, dopo l’uccisione dello sceriffo Carson Wells, è un bicchiere di latte. Il latte è una bevanda con un forte significato simbolico. E’ il primo nutrimento della maggior parte dei cuccioli di mammifero nel mondo animale (umani incluso). Suscita innocenza, infantilità, un ritorno al materno. Questo amplifica fortemente il contrasto tra la natura letale del personaggio e l’innocenza del latte. Ricordando iconici villain come il Colonnello Landa di “Bastardi senza gloria” o Alex Delarge di “Arancia Meccanica”.
La moneta
Il lancio della moneta, un rituale a cui costringe le sue vittime a partecipare, è centrale nella sua filosofia protagonista nonché uno dei momenti più iconici del film. Quando Chigurh fa lanciare la moneta alle sue vittime, non sta offrendo una possibilità. Sta proiettando su un oggetto esterno la responsabilità dell’esito, rendendosi ancora una volta un semplice strumento di morte ma non il mandante. Il mandante sono le “Regole della vita” e lui è solo lo strumento con cui vengono applicate. Lui crede che ciò che accade nella vita di una persona sia il risultato delle scelte fatte lungo il cammino e la moneta riflette semplicemente un destino già deciso dalle loro azioni passate. Quando costringe l’uomo alla stazione di servizio al lancio della moneta lui gli risponde “Non ho messo nulla in palio”. Anton si irrigidisce: “Sì, invece. Te lo stai giocando da quando sei nato, solo che non lo sapevi”. Ogni azione compiuta porta a quel momento. Ogni vita è una somma di scelte che portano alla fatidica sentenza che risulterà dal lancio della moneta.
Conclusioni
Anton è un perfetto psicopatico. I criteri chiave per psicopatia includono: comportamento che contrasta con le norme sociali, in particolare la violazione delle leggi, disprezzo o violazione dei diritti e dei sentimenti altrui, difficoltà a provare rimorso o empatia, o a giustificare azioni che hanno ferito gli altri. Altri tratti spesso associati includono fascino superficiale, senso grandioso di sé, menzogna patologica, comportamento manipolativo, affettività superficiale, impulsività, irritabilità, aggressività e irresponsabilità cronica.
Il suo modus operandi omicida suggerisce follia, ma il codice morale stretto e impenetrabile di Chigurh suggerisce che un metodo, per lui, esiste.
È spietato, dimostrando un’aggressività spesso intenzionale piuttosto che impulsiva con un autocontrollo e una pazienza quasi soprannaturali che, uniti alla sua mancanza di emozione, lo rendono un antagonista altamente efficace e terrificante. Perfettamente allineato con la natura controllata e predatoria spesso osservata nei psicopatici ad alto funzionamento.

Chigurh non è un’essere umano.
E’ una forza distruttice che si muove secondo regole precise ma che non può essere controllato, nemmeno da se stesso.
È il destino che bussa alla porta.
E il destino non si può fermare.
Articolo di: Ilaria Rizzelli
Matteo Novi





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