Regia: Florencia Abigail Cáceres
Sceneggiatura: Florencia Abigail Cáceres
Anno: 2025
Genere:cortometraggio

Jonathan Benders, scrittore di successo, incontra un ostacolo creativo e intraprende un viaggio per riscoprire la sua ispirazione. Diviso tra placare il suo agente e rimanere fedele alla sua visione artistica, Jonathan deve decidere se scrivere per le masse o seguire il suo cuore.
Informazioni sul film
The man of the hour è un cortometraggio della durata di 14 minuti, diretto dalla regista argentina Florencia Abigail Cáceres, già regista di numerosi cortometraggi.
Prodotto dalla Empty Space Productions il cortometraggio ha recentemente ottenuto il premio Audience Choice Award di Faba Films.
Dopo la partecipazione a diversi festival con diversi riconoscimenti, il cortometraggio è disponibile in streaming su Fabafilms.
La regista è stata così gentile da concederci una breve intervista che potrete leggere prossimamente sul sito integralmente tradotta in italiano.
La recensione di Cinepsyco
L’uomo, nonostante tutta la sua civilizzazione, non può fare a meno del contatto con la natura. Ognuno di noi ha il proprio angolo naturale dove pensare, rilassarsi, schiarirsi le idee.
C’è chi lo fa passeggiando nel bosco, chi sciando in montagna tra neve e silenzio. Ma forse il rifugio più condiviso è il mare. Un mare che, per molti, diventa una presenza costante.
È proprio lì che Jonathan (interpretato da Alejandro Kersfeld) cerca riparo dal rumore della città. È lì che ritrova l’ispirazione per continuare il suo libro, ed è lì che sceglie di essere onesto con se stesso: “Le persone sono ciò che mi disgusta.”
Questa è la presa di realtà che il protagonista fa, gettando su carta tutto il proprio disagio e la propria verità. Eppure, nonostante la funzione di rifugio, quello in cui si muove è un mare freddo, solitario. Un mare grigio, saturo, un mare d’inverno, per citare Loredana Bertè.

Jonathan è uno scrittore alle prese con uno degli incubi maggiori del mestiere: il famigerato blocco dello scrittore. Non sa cosa scrivere e la casa editrice inizia a premere per leggere qualcosa del nuovo romanzo. Prepara la postazione, la sua penna, gli occhiali…ma il foglio rimane vuoto: “Il momento più spaventoso è sempre quello prima di iniziare, dopo le cose possono solo migliorare” come diceva il maestro Stephen King nel suo saggio “On writing”.
L’angoscia che vive il protagonista viene tradotta sullo schermo in modo sorprendentemente leggero e poetico. Merito anche di una colonna sonora composta da suoni morbidi e ripetitivi, suoni che non invadono mai la scena, ma accompagnano la storia amplificando il potere emotivo delle immagini.
Eppure, nonostante i temi forti affrontati (la solitudine, la fedeltà a se stessi), il cortometraggio non mi ha lasciato addosso nemmeno una singola emozione spiacevole. L’emozione dominante, dall’inizio alla fine, è la speranza. Speranza che si manifesta nel sole che affonda all’orizzonte, nelle luci naturali delle scene, nei campi di girasoli ai bordi della strada.
Questa è la qualità più grande di Florencia Abigail Cáceres: creare un’opera tanto profonda nei temi quanto leggera nel tono, quasi eterea. Una sensibilità che richiama alla mia mente una certa cinematografia del maestro Wong Kar Wai, capace di esplorare emozioni profonde, come la solitudine, con una delicatezza e un tocco poetico che lasciano sempre uno spiraglio di luce.

Sul piano emotivo il film funziona magnificamente, ma soffre qualche problema di ritmo, complice la scelta di ridurre al minimo le conversazioni. Il tempo narrativo si dilata e, per alcuni spettatori, potrebbe risultare troppo “lento”.
Anche l’uso delle inquadrature, pur efficace nel restituire lo stato d’animo di Jonathan, è molto statico. I campi larghi enfatizzano il suo isolamento, mentre i dettagli ravvicinati degli oggetti (come nel momento del suo tentativo di scrittura) accentuano la sensazione di intimità e introspezione.
In conclusione
The man of the hour è proprio questo: un inno alla speranza cantato dalla voce di un uomo in piena crisi esistenziale. Un uomo alienato che sceglie finalmente di essere se stesso, mettendo su carta ciò porta nel cuore, per arrivare all’anima degli altri. Del resto, come recita l’iconica frase di The Guilty: “Broken people save broken people”.
Note positive
- Resa emotiva e poetica del racconto.
- Uso efficace della fotografia e degli elementi naturali.
- Colonna sonora minimalista e non invasiva.
Note negative
- Tempi narrativi molto dilatati.
Articolo di Matteo Novi
Sono Matteo, appassionato di cinema da quando Massimo Decimo Meridio era comandante dell’esercito del Nord e generale delle legioni Felix. Si lo so, non è storicamente accurato, ma continua ad essere il mio film preferito. Ho 27 anni e sono originario di Roma anche se mi sono trasferito anni fà e ora vivo ai confini della penisola. Scrivo recensioni e analisi con grande foga e mi gaso quando le reputo ben riuscite. Tratto con piacere diversi generi ma ho una passione particolare per il genere horror colpa di Rob Zombie, che mi ha insegnato che a volte il cinema sa essere folle e irresistibile… un po’ come lui. Scrivo analisi contorte su film tirando in mezzo mitologia, psicologia, religione, per poi alla fine rileggerle tutto soddisfatto e pensare:”probabilmente dovrei farmi vedere io da uno bravo, ma intanto eccoci qui.” Non prendetemi troppo sul serio: a volte esagero, a volte mi perdo nei meandri di me stesso… ma se siete ancora qui a leggere, probabilmente anche voi non siete messi benissimo !





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