Florencia Abigail Cáceres nasce a Lanús, Buenos Aires il 16 marzo 2001. Il suo interesse per il cinema e i film l’ha portata a diventare autodidatta nel campo della scrittura di sceneggiature. Dal 2019 a oggi scrive e dirige vari cortometraggi:
- Julieta (2019)
- The World of Emma (2020)
- The Meaning of Life (2020)
- Letters from a Stranger (2021)
- A Ghost Story (2021)
- The Last Person in the World (2022)
- You Almost Look Like a Real Person (2023)
- Human Voices (2023)
- Distant Dialogue (2023)
- The Train that Never Stopped (2024)
- The Old House (2024)
- Roads to Nowhere (2024)
- IKIGAI (2024)
- The Man of the Hour (2025
qui la nostra recensione) - PERSONA (2025)

“The man of the hour” ha un aspetto molto realistico, alcune inquadrature ricordano quasi un documentario. Cosa ti ha spinto a scegliere questo stile visivo?
Il mio stile visivo si è costruito man mano che realizzavo i miei cortometraggi. Faccio cortometraggi da 5 anni e all’inizio non sapevo bene verso dove si dirigeva il mio stile, volevo che fosse qualcosa di personale e che mi definisse come cineasta, e siamo arrivati a quello che è lo stile visivo di “El Hombre del Momento” (L’Uomo del Momento). Mi piace concentrarmi sui personaggi, sulle loro emozioni e sulla loro relazione con il mondo, lo trovo qualcosa di molto bello e poetico. E in un certo senso finisce per avere uno stile quasi documentaristico quando si vede il progetto finito.
Vivendo per un quarto d’ora nel mondo di Jonathan, si percepisce un uomo di successo inghiottito dall’apatia, come se trasformare una passione in lavoro avesse spento la magia della creazione. Questa storia nasce da una tua paura personale o è una critica più generale?
Ottima domanda e ottima analisi del personaggio. Credo che siano entrambe le cose. Quando ho iniziato a fare film, raccontavo storie che mi sembravano carine, ma sentivo che mancava loro qualcosa. Mancava il tocco personale e l’ho scoperto a poco a poco, scrivendo e riscrivendo e tirando fuori idee dalla mia testa. Avevo molta paura di scrivere storie personali, che rappresentassero il mio modo di vedere il mondo. Quando ho fatto “A Ghost Story” nel 2021, mi ha aperto gli occhi. È una storia sulla vita dopo la morte, un tema che trovo affascinante. Questo mi definisce come cineasta, e ho pensato “non importa cosa dica la gente, racconterò storie che siano significative per me” perché anch’io faccio parte del pubblico e sono sicura che ci sarà gente che si identificherà con le mie storie. Quindi, tornando alla tua domanda, personalmente non posso permettere che la mia passione si spenga e diventi qualcosa di noioso e senza senso. Questo è ciò che succede a Jonathan nel climax della storia.
Come è nata l’idea del cortometraggio “The man of the hour”?
L’idea per “El Hombre del Momento” è nata quando stavo attraversando un blocco dello scrittore e ho deciso di scrivere un personaggio nella stessa identica situazione. La musica mi ispira molto mentre scrivo e ricordo che in quel momento stavo ascoltando la colonna sonora di “Lars and the Real Girl” di David Torn e le canzoni risvegliavano le scene nella mia mente.

Quali sono le opere da te diretta di cui vai più fiera ? Ci sono particolari registi a cui ti ispiri nei tuoi lavori ?
Sono orgogliosa della maggior parte dei miei progetti perché posso vedere i progressi dai miei primi cortometraggi agli ultimi e c’è una grande differenza. Ma per rispondere alla tua domanda ne sceglierò due per due ragioni diverse. Il primo è “IKIGAI” perché è tuttora la produzione più grande che Empty Space Productions abbia mai avuto, sia in termini di troupe e attori che di denaro. E sono state 12 ore consecutive di riprese durante le quali mi sono divertita tantissimo, ho conosciuto persone di talento e ho imparato un sacco di cose che non sapevo. Quella produzione la porto nel mio cuore. L’altra mia scelta è “El Hombre del Momento” perché non solo sono contenta di come è venuto, ma sono anche contenta delle persone che hanno partecipato al progetto. È stato un set tranquillo e ho potuto lavorare con i miei tempi, l’editing è stata una riscrittura della sceneggiatura originale e sono molto orgogliosa del risultato finale. Riguardo ai registi che ispirano il mio lavoro posso nominare Terrence Malick come uno dei cineasti che ammiro per il suo stile e il suo modo di lavorare. Lo stile poetico, lo sguardo soggettivo sui suoi personaggi, l’uso della luce naturale e l’esperienza emotiva, penso che sia bellissimo. Ricordo quando ho visto “A Hidden Life”, sono rimasta senza parole. Bellissimo film. Altri registi che adoro sono Sergio Leone, Paul Thomas Anderson, Kubrick, Spielberg, Miyazaki, Sofia Coppola, tra molti altri.
Come nasce la passione per il mondo del cinema? C’è stato un momento particolare in cui hai deciso di intraprendere questa carriera?
Guardo film fin da quando ero molto piccola. Mia zia mi faceva sedere al tavolo da pranzo e guardavamo film insieme. È stata anche lei a portarmi al cinema per la prima volta e ricordo che quel giorno andammo a vedere “Monster House” e “Pirati dei Caraibi: La Maledizione del Forziere Fantasma” e avevo 5 anni, mi divertii un mondo. I film hanno sempre fatto parte della mia vita. Andavo anche con mia zia alla videoteca a noleggiare film e poi ci siamo trasferiti con i miei genitori, io avevo 11 anni. A 12 anni ho iniziato a scrivere storie in formato sceneggiatura e mi avevano comprato il mio primo cellulare, così cercavo informazioni su come scrivere sceneggiature e le copiavo su carta. A quell’età ho deciso che avrei fatto film. E poi è stata una cosa che è cresciuta sempre di più con il passare degli anni. Ogni volta che guardo un film mi innamoro un po’ di più del cinema, così come ogni volta che vado a vedere un film al cinema. È un’esperienza di cui non mi stancherò mai. Se i film non esistessero, questo sarebbe un mondo molto triste.
Sei giovane e hai già diretto diversi lavori che hanno vinto premi internazionali. Puoi dirci qualcosa riguardo ai tuoi progetti futuri?
Ho una pila di sceneggiature nella mia libreria. Scrivo idee che mi vengono in mente sul momento e le conservo per dopo, quindi ne ho diverse da sviluppare. L’anno prossimo faremo un cortometraggio horror ambientato in una biblioteca. E poi ho scritto una storia d’amore che si sviluppa nel corso delle quattro stagioni. Questi sono i progetti principali per l’anno, ma ce ne saranno sicuramente altri. Lo spero.
Articolo di Matteo Novi
Sono Matteo, appassionato di cinema da quando Massimo Decimo Meridio era comandante dell’esercito del Nord e generale delle legioni Felix. Si lo so, non è storicamente accurato, ma continua ad essere il mio film preferito. Ho 27 anni e sono originario di Roma anche se mi sono trasferito anni fà e ora vivo ai confini della penisola. Scrivo recensioni e analisi con grande foga e mi gaso quando le reputo ben riuscite. Tratto con piacere diversi generi ma ho una passione particolare per il genere horror colpa di Rob Zombie, che mi ha insegnato che a volte il cinema sa essere folle e irresistibile… un po’ come lui. Scrivo analisi contorte su film tirando in mezzo mitologia, psicologia, religione, per poi alla fine rileggerle tutto soddisfatto e pensare:”probabilmente dovrei farmi vedere io da uno bravo, ma intanto eccoci qui.” Non prendetemi troppo sul serio: a volte esagero, a volte mi perdo nei meandri di me stesso… ma se siete ancora qui a leggere, probabilmente anche voi non siete messi benissimo !
Articolo di Ilaria Rizzelli
Sono Ilaria, una studentessa magistrale in Psicologia Clinica e Dinamica con una fissazione (più sana che patologica, promesso) per il modo in cui il cinema racconta la mente umana. Ho 33 anni e sono da sempre affascinata da come una scena, una battuta o uno sguardo possano dire più di mille pagine di teoria psicologica. Qui provo a fare proprio questo: unire il linguaggio della psiche a quello del grande schermo. Analisi scientifiche sì, ma senza l’aria polverosa dei manuali: preferisco raccontare i concetti attraverso storie, personaggi e dinamiche che tutti conosciamo. Mi occupo soprattutto di trauma, emozioni e relazioni complesse, quelle zone grigie dove la psicologia incontra le scelte dei registi e il cuore degli spettatori.





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