Regia: James Vanderbilt
Sceneggiatura: James Vanderbilt
Anno: 2025
Genere: storico – drammatico
Ambientato nel 1945, subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, Norimberga segue gli eventi che precedono e accompagnano il celebre processo di Norimberga, in cui i principali gerarchi nazisti vengono chiamati a rispondere dei crimini commessi dal Terzo Reich.
Il film si concentra in particolare sulla figura di Hermann Göring, uno dei più alti ufficiali nazisti catturati dagli Alleati, e sul rapporto che instaura con Douglas Kelley, lo psichiatra dell’esercito statunitense incaricato di valutarne la sanità mentale per stabilire se possa essere processato..
Informazioni sul film
Nuremberg è un lungometraggio storico-drammatico diretto dal regista e sceneggiatore James Vanderbilt (già autore di Zodiac), basato sul saggio The Nazi and the Psychiatrist di Jack El-Hai.
Il film ha avuto la sua anteprima mondiale al Toronto International Film Festival (TIFF) 2025, dove è stato accolto da una standing ovation di quattro minuti, partecipando successivamente a prestigiosi festival internazionali come lo Zurich Film Festival (dove Russell Crowe è stato premiato con il Golden Eye) e il San Sebastián International Film Festival. Prodotto da Bluestone Entertainment e Walden Media, il film è stato presentato in anteprima italiana come film di chiusura della 43ª edizione del Torino Film Festival, prima di approdare nelle sale il 18 dicembre 2025 distribuito da Eagle Pictures.
La recensione di Cinepsyco
Parliamoci chiaro: non amo le sviolinate, non mi piace schierarmi nelle guerre e detesto la dicotomia mostro/eroe. Nuremberg aveva tutte le carte in regola per colpire i miei nervi scoperti e farmi uscire dalla sala con l’acidità di stomaco.
Poteva essere un inno agli Stati Uniti “eroi del mondo”, in perfetto stile Pearl Harbor di Michael Bay; un’aula di tribunale dove castigare a suon di arringhe e monologhi i malvagi nazisti, dipinti come demoni senza cuore. Sarò sincero, questa era la mia più grande preoccupazione quando, nel trailer di Eagle Pictures, vedevo Russell Crowe con il mento alto e lo sguardo truce nei panni di Hermann Göring.
Poi sono entrato in sala. Mi sono seduto, ho aperto una Monster, mangiato due popcorn e lo schermo si è acceso e… volete sapere se le paure erano fondate eh? Non così in fretta !
Il film si apre con l’arresto di Göring. La guerra è finita e gli Alleati decidono di non giustiziare sommariamente il numero due del Reich e gli altri nazisti catturati, ma di garantirgli un processo, più o meno autentico, prima di condurli alla forca, evitando così di farne dei martiri. Qui entra in gioco il dottor Douglas Kelley (Rami Malek), psichiatra militare ingaggiato ufficialmente per garantire la salute mentale dei detenuti, ma in realtà incaricato di carpirne le strategie difensive.

Al contempo Douglas, da uomo di scienza, vuole scovare la “ricetta della malvagità”, enigma che da sempre attanaglia l’uomo, per scriverne un libro e ottenere il riconoscimento che sente di meritare. D’altronde, come lui stesso dichiara al soldato Howie Triest (Leo Woodall): “Tutti gli esseri umani vogliono essere ascoltati, è nella loro natura”.
Lo psichiatra è trasposto sul grande schermo in modo verosimile, seppur con alcune sfumature “pseudo-magiche” alla Patrick Jane di The Mentalist. L’interpretazione di Malek è comunque intensa e dinamica (per chi riesce a non vederlo più come Freddie Mercury).
E poi c’è lui: Russell Crowe. Un Hermann Göring imponente nel fisico e nel portamento. Con lo sguardo alto e la voce profonda (doppiato dalla leggenda Luca Ward). In grado di occupare ogni singola scena non solo con il corpo, ma con quell’intensa aura che sale sui muri, si propaga sugli altri interpreti in un modo che solo attori come lui riescono a fare. Aura amplificata dalla musica imponente che lo accompagna nelle entrate in scena
Un personaggio non facile da interpretare: Eroe nazionale della prima guerra mondiale, asso dell’aviazione successore del leggendario “Barone Rosso”, comandante dell’aeronautica tedesca (la Luftwaffe), “Delfino” di Hitler. Un uomo da una personalità enorme, narcisista, cinico e crudele. Ricco di contraddizioni e sfumature. Un personaggio complesso e soprattutto pericoloso da interpretare “La simpatia dipende da chi ti guarda, quindi non piacerai mai a tutti. Ho cercato di portare un po’ di verità, perché nessuno è del tutto buono o cattivo” ha dichiara l’attore a un’intervista al corriere della sera.
Seppur il film sembri inizialmente introdurre un duello psicologico tra lo psichiatra e il militare, si trasforma presto in qualcos’altro, in qualcosa di più umano. Ed è qui che risiede la sua forza. Göring suscita empatia in Douglas, tanto che in alcuni momenti sembra quasi che i due diventino amici. La valutazione psichiatrica si evolve così in qualcosa di diverso: una sorta di analisi reciproca (per citare lo psicoanalista Sándor Ferenczi) in cui il clinico apre i propri pensieri e il proprio passato al paziente, tanto quanto accade nel senso opposto.
E così il temuto gerarca tedesco assume un aspetto spoglio di svastiche e croci di ferro: un uomo che piange pensando alla sua famiglia, che scrive lettere amorevoli alla figlia.

In conclusione
Il film è riuscito ad evitare le mie preoccupazioni?
Forse non è importante.
Forse non è la domanda giusta.
Nella vita è importante sapersi porre i giusti quesiti.
L’umanità che cerchiamo è quella del processo di Norimberga? Forse è questa la domanda giusta.
Tenere in vita un uomo, indipendentemente da ciò di cui si è macchiato, rinchiuso in una cella di pietra, privato persino della possibilità di una morte intima, privata. Tenuto in vita solo per morire nel momento stabilito. Studiato come una cavia sperimentale, privato dei contatti con la famiglia, avvisato appena un quarto d’ora prima dell’esecuzione, prima che una pesante corda gli spezzi il collo, nella migliore delle ipotesi.
Giustiziato in mondovisione, sotto lo sguardo di giornalisti e spettatori, testimoni della conclusione di una vita.
Guardarlo piangere, contorcersi, perdere i propri liquidi corporei, privato di ogni dignità prima di spirare.
Non fraintendetemi: qui non si sta giustificando nulla. Non si prendono le parti di nessuno.
Qui si guardano film. Qui ci si pone delle domande.
E la mia domanda finale è amara, confusa, provocatoria:
È questa la giustizia che sogniamo?
Note positive
- Ottima interpretazione attoriale.
- Storia profonda che spinge a porsi continue domande etiche.
Note negative
- I personaggi non protagonisti potevano essere meglio caratterizzati.
Articolo di Matteo Novi
Sono Matteo, appassionato di cinema da quando Massimo Decimo Meridio era comandante dell’esercito del Nord e generale delle legioni Felix. Si lo so, non è storicamente accurato, ma continua ad essere il mio film preferito. Ho 27 anni e sono originario di Roma anche se mi sono trasferito anni fà e ora vivo ai confini della penisola. Scrivo recensioni e analisi con grande foga e mi gaso quando le reputo ben riuscite. Tratto con piacere diversi generi ma ho una passione particolare per il genere horror colpa di Rob Zombie, che mi ha insegnato che a volte il cinema sa essere folle e irresistibile… un po’ come lui. Scrivo analisi contorte su film tirando in mezzo mitologia, psicologia, religione, per poi alla fine rileggerle tutto soddisfatto e pensare:”probabilmente dovrei farmi vedere io da uno bravo, ma intanto eccoci qui.” Non prendetemi troppo sul serio: a volte esagero, a volte mi perdo nei meandri di me stesso… ma se siete ancora qui a leggere, probabilmente anche voi non siete messi benissimo !





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