Juggernaut – la forza inarrestabile dell’amore

Regia: Daniele e Emanuele Ricci
Sceneggiatura: Daniele e Emanuele Ricci, Eugenio Krilov
Anno: 2025
Genere:cortometraggio


Ambientato in un Medioevo dalle atmosfere cupe e visionarie, Juggernaut racconta la storia di un guerriero senza paura che intraprende un doloroso ed estenuante viaggio per riavere indietro ciò che ha perso.

Informazioni sul film

Juggernaut è un cortometraggio della durata di 25 minuti, diretto dai fratelli Daniele e Emanuele Ricci e scritto dai medesimi insieme all’attore protagonista Eugenio Krilov, tutti originari della provincia di Lucca.

Prodotta dalla Red Planet Production il cortometraggio ha vissuto due anni di tour internazionale, con oltre 81 selezioni ufficiali e 35 premi vinti, tra cui il Rhode Island International Film Festival, il Moscow International Film Festival e il FilmQuest. Oltre a proiezioni ufficiali al San Diego Comic-Con, Lucca Comics & Games, il MCM London Comic-con.

Il cortometraggio, disponibile dal 20 novembre 2025 in streaming su WeShort, si presenta come biglietto da visita dei creatori che guardano al futuro: la realizzazione attualmente in corso di un epico lungometraggio, ambientato nell’universo di Juggernaut, in collaborazione con Mondo Rosso Productions.

Abbiamo avuto il piacere di intervistare i fratelli Ricci e l’attore e sceneggiatore Eugenio Krilov, molto disponibili a parlare del loro prodotto. Intervista che potrete leggere qui.

La recensione di Cinepsyco

Juggernaut: forza inarrestabile, di qualsiasi natura metaforica o fisica.

Ma chi è davvero questa forza all’interno del cortometraggio dark fantasy diretto da Daniele ed Emanuele Ricci? Verrebbe da pensare al guerriero pesantemente corazzato e armato, protagonista dell’opera (interpretato da Eugenio Krilov), vestito di tutto punto con cotta di maglia ed elmo. Potrebbe essere l’oscuro grimorio, con le sue pagine rossastre e i teschi disegnati sopra, custode delle formule di negromanzia. O forse la creatura che si nasconde in fondo al pozzo.

Ma ci piace pensare che il titolo indichi qualcosa di più. Che quella forza inarrestabile che muove il guerriero in un mondo così oscuro sia invece la più candida di sempre: l’amore. Un amore talmente viscerale da diventare un’ossessione, una spinta oltre le leggi naturali della vita e della morte.

Il fascino del corto risiede nella sua capacità di non spiegare nulla. Nei 19 minuti dell’opera non ci viene offerta alcuna premessa, nessun contesto, nessun dialogo. Juggernaut comunica attraverso un linguaggio puramente visivo e sonoro, affidandosi alla capacità dello spettatore di colmare i vuoti, interpretare i segnali e ricostruire una storia che non viene mai raccontata apertamente.

Un approccio che richiama, con una certa nostalgia, tanto le opere videoludiche di FromSoftware (Demon’s Souls, Dark souls, Elder Ring) quanto un certo cinema rarefatto e simbolico, che rimanda a Valhalla Rising (regia di Nicolas Winding Refn, 2009) pur mantenendo qui una cifra stilistica più claustrofobica che epica.

L’ambientazione dark e il design dei personaggi giocano un ruolo centrale. Il protagonista,  un cavaliere senza nome, trascina un carretto attraverso boschi fitti, gole scoscese, grotte, santuari dimenticati: paesaggi toscani e liguri trasformati con cura in un mondo fantasy credibile e maledettamente gotico. Ogni ambiente diventa un personaggio dotato di anima, proiezione del mondo interno del cavaliere solitario, dove morte e solitudine dominano ogni cosa.

Il design del cavaliere è particolarmente riuscito, soprattutto grazie all’elmo per metà dilaniato, che ricorda il bacinetto semichiuso indossato da Matt Damon in The Last Duel (regia di Ridley Scott, 2021). Una scelta estetica e funzionale, che permette all’attore di mantenere espressività anche durante le sequenze d’azione, rivelando ferite, sangue, umanità.

Se proprio va trovata una piccola stonatura, sono i guanti nella scena in cui il protagonsta, ormai stremato, sta per mollare il carretto. Questi sembrano usciti più da un reparto trekking contemporaneo che da un equipaggiamento medievale. Un anacronismo minimo, che risalta solo perché il resto del costume è curatissimo, anche nell’uso dei colori: il blu del cavaliere contro il rosso cremisi del corpo avvolto sulla slitta, simbolo potente di vita, sangue e sacrificio.

Al cuore di Juggernaut pulsa una riflessione profonda sull’incapacità di accettare il dolore della perdita. Il guerriero intraprende un rituale estremo: con l’ausilio di un grimorio, cerca di riportare in vita la persona amata utilizzando il sangue estratto dal cuore di una creatura mostruosa. È un atto di ribellione contro l’ordine naturale dell’esistenza, dove l’amore si trasforma in ossessione e l’incapacità di elaborare il lutto diventa egoismo.

Dal punto di vista tecnico, l’opera è sorprendente. Oltre all’ottimo comparto costumi, il sound design costruisce un’atmosfera immersiva priva di contaminazioni moderne, e la regia dimostra una maturità rara per una produzione indipendente, con richiami che spaziano dal dark fantasy videoludico a The Revenant, (regia di Alejandro Iñárritu, 2015) fino al cinema più minimalista e fisico di The Head Hunter (regia di Jordan Downey, 2018).

La fotografia è uno dei punti più alti grazie ad un utilizzo caravaggesco delle luci che restituisce profondità a personaggi e scenari e accentua la dimensione oscura dell’opera, oltre a mascherare con intelligenza alcuni limiti di budget.

In conclusione

I fratelli Ricci dimostrano che in Italia è possibile realizzare cinema di genere di altissimo livello, aprendo la strada a nuove possibilità narrative. Juggernaut non è solo un biglietto da visita eccellente per i suoi creatori, ma un manifesto di ciò che il cinema indipendente italiano può raggiungere quando passione, competenza tecnica e visione autoriale si fondono insieme.

Un’opera che sfida lo spettatore. Non lo accompagna per mano, non cerca per lui un finale retorico o accomodante, come spesso accade. Non tratta il pubblico come un bambino incapace di sopportare la frustrazione di un epilogo amaro. Una storia coraggiosa, raccontata a viso aperto, che sceglie di mostrare ciò che la produzione aveva davvero in mente: senza compromessi e senza inutili chiarimenti. E proprio per questo lascia un segno..

Note positive

Note negative

  • La costruzione narrativa enigmatica che permette allo spettatore di ricostruire da solo la storia.
  • Cura estetica: design del cavaliere, fotografia e luci.
  • Ambientazioni perfette

Nessuno. Per fare proprio gli avvocati del diavolo:

  • L’assenza di dialoghi, pur azzeccatissima , potrebbe disorientare chi preferisce una narrazione più guidata.
  • Dettaglio quasi irrisorio: i guanti del cavaliere.
Matteo Novi

Articolo di Ilaria Rizzelli

Matteo Novi

Articolo di Matteo Novi

2 responses to “Juggernaut – la forza inarrestabile dell’amore”

  1. […] di Lucca, ideano e compongo il cortometraggio Juggernaut, della durata di 20 Minuti (clicca qui per leggere la nostra recensione). Oltre alla sceneggiatura dell’opera i tre hanno curato le […]

  2. […] di Lucca, ideano e compongo il cortometraggio Juggernaut, della durata di 20 Minuti (clicca qui per leggere la nostra recensione). Oltre alla sceneggiatura dell’opera i tre hanno curato le […]

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